Cosa succede quando un genitore entra in carcere? Che cosa si muove nella mente e nei vissuti dei bambini? E il legame: si spezza o cambia?

L’ingresso di una mamma o di un papà in carcere è uno spartiacque: da una parte la quotidianità familiare conosciuta, dall’altra l’assenza improvvisa di uno dei genitori e la necessità di trovare risposta alle molte domande e un nuovo equilibrio. C’è quindi un territorio di mezzo che il bambino e la famiglia devono attraversare, fatto da difficoltà ad orientarsi, da rabbia, paure e desiderio di non perdere pezzi del proprio mondo, per quanto assai imperfetto sia.

Non è facile farlo da soli e per questo motivo nel 2005, sostenuti dallo sguardo lungimirante dell’allora Direttrice del Carcere di Bollate, alcuni operatori di Spazio Aperto Servizi hanno iniziato a sperimentare nuove modalità per accompagnare le relazioni tra i figli e le mamme e/o i papà detenuti.

Per la prima volta in Italia, è stata allestita una stanza accogliente, arredata con divano, cucina, tavolo, giochi e persino un fasciatoio per permettere alle famiglie di incontrarsi in un contesto più “familiare” delle asettiche sale-colloqui delle carceri.
I colloqui tra genitori e figli avvengono senza il controllo invasivo degli agenti di Polizia Penitenziaria che seguono quello che avviene attraverso un sistema di telecamere a circuito chiuso.

Il contesto così pensato permette alla famiglia di ricreare alcuni momenti di quotidianità domestica come mangiare insieme, vedere un film, fare i compiti o stare semplicemente sdraiati su un divano invece che passare un’ora seduti sulle sedie di plastica delle sale colloqui, in mezzo al vociare costante di altri bambini e genitori. La stanza non vuole essere una casa, anche se alcuni bambini talvolta desiderano proprio lo sia (“Tu abiti qui papà?”), ma offrire un tempo e un luogo dove diventi possibile incontrarsi davvero, ritrovando o costruendo momenti intimi e personali. Qui accade e bambini e genitori scelgono, affiancati dall’operatore, di affrontare discorsi complicati, domande che girano dentro e non sanno se possono uscire: perché mamma o papà sono in carcere? Che cosa è successo? Perché siamo tutti siamo costretti a cambiare vita? Ho bisogno di te fuori…Sono arrabbiato con te e non solo perché sei qui ma…

I bambini e le famiglie non sono soli nella stanza, ma possono essere accompagnati da uno degli operatori del progetto che sostiene e aiuta tutti i membri del nucleo familiare a mantenere relazioni significative anche nel periodo della detenzione. Quello a cui la famiglia aderisce è un percorso pensato insieme su misura in cui potere trovare nuovi equilibri personali e relazionali attraverso visite familiari, colloqui individuali con l’operatore, il costante lavoro con e nel sistema di servizi in cui la famiglia è inserita.

Negli anni sono aumentati gli interventi a sostegno delle famiglie da parte dall’equipe dell’Area Carcere di Spazio Aperto Servizi che è diventata un importante punto di riferimento per genitori, operatori dell’Amministrazione Penitenziaria, Servizi Sociali della Famiglia, Polizia Penitenziaria, nonché del Tribunale di Sorveglianza e del Tribunale per i Minorenni. Al Progetto, presente a Milano presso le carceri di San Vittore, Opera e Bollate, lavorano psicopedagogisti, psicoterapeuti, criminologi, mediatori familiari con una lunga esperienza negli istituti di pena e con una specifica formazione per quanto riguarda il sostegno e l’aiuto in situazioni familiari e/o genitoriali di particolare fragilità.