In Spazio Aperto Servizi promuoviamo il diritto delle lavoratrici a essere madri e sosteniamo la conciliazione tra lavoro e vita familiare dopo l’arrivo di una figlia o un figlio.

La maternità non deve rappresentare un ostacolo alla continuità lavorativa né ai percorsi di carriera e alle opportunità di crescita a cui tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori devono poter accedere.

A ogni collega che diventa madre sono garantiti la conservazione del posto di lavoro e il mantenimento della posizione retributiva. Dedichiamo, inoltre, particolare attenzione alle condizioni di rientro affinché tengano conto, per quanto possibile, delle nuove esigenze personali e familiari.

La maternità e il rientro in SAS

Durante i 5 mesi di astensione obbligatoria la retribuzione è integrata al 100%: all’80% a carico dell’INPS si aggiunge il 20% a carico della cooperativa.

La stessa integrazione al 100% da parte della cooperativa viene riconosciuta alle lavoratrici che vanno in maternità anticipata, quando ricoprono mansioni non compatibili con la gravidanza o lavorano a contatto con persone in situazioni che possono comportare rischi.

Per alcune delle nostre lavoratrici, tra maternità anticipata e obbligatoria, astensione post partum e congedo parentale, il periodo complessivo di astensione dal lavoro può essere molto lungo, anche superiore ai 12-18 mesi. Per dare qualche dato, dall’inizio del 2026 a oggi sono state 29 le maternità: 14 lavoratrici hanno chiesto la maternità anticipata e 11 l’astensione post partum fino al 7° mese di vita della figlia o del figlio, sempre per motivi legati alla mansione.
Durante un’assenza così prolungata è fisiologico che vi siano evoluzioni e cambiamenti nei servizi e nei progetti. Al rientro possono inoltre essere cambiate le esigenze della lavoratrice rispetto all’organizzazione familiare: turni, orari o piani di lavoro che prima erano sostenibili possono non esserlo più.

Per questo è importante organizzare un momento di confronto dedicato, con la responsabile o il responsabile del proprio servizio e, quando necessario, con la Direttrice dell’area Risorse Umane, per definire insieme un piano di rientro al lavoro. L’obiettivo è valutare le condizioni che possono facilitare la ripresa dell’attività lavorativa, tenendo conto sia delle esigenze della lavoratrice sia di quelle del servizio.

Il rientro può prevedere, a parità di livello di inquadramento, il ricorso al part time, anche per un tempo limitato, un accordo individuale per il lavoro agile o, più in generale, una rimodulazione dell’orario di lavoro. Può essere valutata anche l’assegnazione a un altro servizio o a una mansione equivalente, oppure un rientro posticipato utilizzando le ferie maturate e non godute durante l’astensione, mantenendo così la piena retribuzione.

Non esiste quindi un’unica modalità di rientrare dalla maternità: ogni percorso è individualizzato e nasce dal confronto tra le esigenze della persona e quelle dell’organizzazione.

L’esperienza di Valeria

Ma cosa significa, concretamente, rientrare al lavoro dopo la maternità? Lo abbiamo chiesto a una collega, Valeria, che prima della maternità coordinava una delle nostre comunità per minori non accompagnati e che, al rientro, ha iniziato una nuova esperienza professionale con un orario più compatibile con la gestione familiare, sempre nell’ambito della migrazione.

Come è stato il rientro al lavoro?
A livello lavorativo ero contenta di ricominciare perché comunque vedere persone diverse poteva essere stimolante, allo stesso tempo però il rientro in un servizio diverso da quello che avevo lasciato, che implicava introdurre anche competenze diverse da quelle spese finora, mi spaventava.

Quali strumenti o misure aziendali hanno avuto un impatto concreto e ti hanno aiutata maggiormente nel rientro?
Nei mesi precedenti al rientro ci sono stati diversi momenti di confronto e condivisione delle reciproche aspettative, che hanno permesso di individuare un punto di equilibrio tra le esigenze organizzative e i bisogni da me espressi. L’ascolto, il dialogo e la disponibilità reciproca sono stati elementi fondamentali per affrontare il rientro con maggiore serenità.
Il rientro è poi avvenuto per gradi e il fatto di essere rientrata in una progettazione diversa da quella della comunità minori mi ha permesso di avere un tempo di adattamento alla nuova gestione degli orari, tra lavoro e maternità.

Cosa ti ha aiutata di più a ritrovare un equilibrio tra lavoro e vita familiare dopo il rientro?
Sicuramente aver ridotto il tragitto casa-lavoro e aver reso più flessibili gli orari, con anche la possibilità di fare ore in smartworking, oltre ad aver sfruttato a pieno le ore rimanenti di allattamento.
Ma la cosa che ha fatto maggiormente la differenza è stata la possibilità di rientrare gradualmente, sentendomi supportata sia dalla mia responsabile sia da colleghe e colleghi. Sapere di poter contare su un ambiente disponibile al dialogo mi ha aiutata a ritrovare serenità e fiducia nelle mie capacità professionali.
Mantenere un confronto aperto sulle esigenze organizzative e personali mi ha permesso di gestire il cambiamento con maggiore equilibrio, valorizzando sia il mio ruolo professionale sia quello di mamma.
Con il tempo ho scoperto che molte competenze sviluppate nella vita familiare, come organizzazione, gestione delle priorità e problem solving, sono state utili anche nel lavoro.

Essere diventata mamma ha cambiato il tuo modo di vivere il lavoro?
La mia etica del lavoro è rimasta invariata, ma le priorità oggi sono diverse. Se un tempo fare ore extra quando necessario mi sembrava quasi doveroso, in questa nuova fase della mia vita cerco di contenerle, perché per me è importante riuscire a conciliare il lavoro con il desiderio di essere presente per mio figlio.

Che consiglio daresti a una collega che sta per affrontare il rientro dalla maternità?
Le direi di non avere fretta di tornare a essere subito quella di prima. Il rientro è un percorso di adattamento e richiede tempo. È importante concedersi la possibilità di ritrovare gradualmente ritmi, abitudini e sicurezza professionale. Consiglierei anche di comunicare apertamente con la propria responsabile o il proprio responsabile, condividendo esigenze e aspettative. Chiedere supporto quando serve non è un segno di debolezza, ma un modo per affrontare il cambiamento in modo più efficace. Infine, ricorderei che la maternità porta con sé nuove competenze e una nuova consapevolezza che possono rappresentare un valore aggiunto anche nel contesto lavorativo.

Notizie correlate